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Musica Classica e opera di Classissima

Johannes Brahms

lunedì 5 dicembre 2016


Wanderer's Blog

28 ottobre

Schumann e Brahms alla OSN Rai con James Conlon e Jorge Federico Osorio

Wanderer È una scena del film Song of love del 1947 in cui si racconta in modo romanzato parte della vita di Robert Schumann. È il momento in cui il ventenne Johannes Brahms si presenta in casa dei coniugi Schumann con una lettera di raccomandazione di Joseph Joachim. Nel film Brahms al piano suona la Seconda Rapsodia op.79 (impossibile nella realtà in quanto composta ben 26 anni dopo quell’incontro), suonò invece la Prima sonata op.1 e i coniugi Schumann rimasero folgorati dalla genialità del giovanissimo Brahms, che invece rimane folgorato da Clara…, ma questa è un’altra storia. Il nome di Brahms resta legato a quello degli Schumann anche nella prassi concertistica e non c’è alcun bisogno di festival all’insegna di Padri e figli per proporlo. Ne è ulteriore esempio il secondo concerto della Stagione della OSN Rai in cui il Primo Concerto per piano e orchestra op.15 di Brahms è abbinato alla Terza Sinfonia di Schumann. Abbinamento quanto mai indovinato: Brahms iniziò a comporre il Concerto nel 1854, un anno dopo il fatale incontro di cui sopra, lo terminerà quattro anni dopo e in esso i retaggi schumanniani sono ben presenti, inoltre il secondo movimento è un ritratto di Clara (così almeno lo definì l’Autore stesso) e un omaggio anche a Schumann (le parole iniziali del Benedictus sono in cima alla partitura) che lo aveva fatto conoscere al mondo musicale. La Terza di Schumann è l’ultima in ordine cronologico delle sinfonie del Maestro e precede di tre anni l’incontro con Brahms: c’è nel primo movimento un breve inciso che Brahms citerà nel primo movimento della sua Terza Sinfonia. Insomma accoppiata perfetta eseguita seguendo giustamente l’ordine cronologico. Conlon e la OSN Rai nella Terza di Schumann © Più Luce Sul podio James Conlon, al suo secondo concerto da direttore principale: esecuzione a dir poco eccellente, che non riuscirei a immaginare migliore. Un lavoro di concertazione capillare era percettibile in ogni battuta. Insomma sono convinto che Conlon sia stata al scelta giusta per l’OSN, finalmente il Direttore che merita e che la valorizzerà in pieno. [Sono anche contento di aver auspicato tale scelta ante litteram: https://musicofilia.wordpress.com/2012/04/27/james-conlon-dirige-mahler-alla-stagione-rai/ ]. Solista nel Concerto Jorge Federico Osorio, credo al suo debutto in Rai. Ha una particolare predilezione per la musica di Brahms ed è stato direttore artistico del Brahms Festival in Messico. Le sue incisioni brahmsiane hanno riscosso consensi e la rivista Grammophone ha definito un suo disco “one of the most distinguished discs of Brahms’ piano music in recent years.” . Jorge Federico Osorio nel I di Brahms alla Rai © Più Luce Con James Conlon aveva già eseguito questo concerto lo scorso anno: era quindi un rapporto già ben collaudato e riuscito, tanto da riproporlo in questa occasione. È stata una conferma che ha riscosso un notevole successo. Grandi applausi nella speranza, vana, di un bis. Dopo il Primo di Brahms non c’è altro da aggiungere e Osorio lo sa. Applausi finali a J.F.Osorio © Più Luce

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19 ottobre

EMIL GILELS 100 years

Il 19 ottobre 1916 nasceva a Odessa Emil Gilels. Debuttò a 13 anni, a 17 vinse il Concorso All Soviet Union Piano Competition, a 22 l’Ysaÿe International Festival superando Arturo Benedetti Michelangeli e Moura Lympany. Fu il primo artista sovietico cui fu concesso di viaggiare in Occidente. Nel 1955 si esibì a Philadelphia nel Primo Concerto di Ciaikovskij. Dal 1952 fu insegnante presso il Conservatorio di Mosca. Sommo interprete dei classici tedeschi (Beethoven, Brahms, Schumann). Morì a Mosca il 14 ottobre 1985. Non riuscì a completare l’integrale delle Sonate di Beethoven che aveva iniziato per la DGG.




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21 settembre

Riccardo Chailly e la Filarmonica della Scala con Beatrice Rana a MITO Settembre Musica 2016

È da un po’ che mi scervello per individuare il tema “Padri e figli” nel Concerto della Filarmonica della Scala diretto da Chailly e interamente dedicato a musiche di Robert Schumann di cui ricorre il 160° della morte. Deve essersi arreso anche il direttore artistico che ha dato alla serata il titolo di Puro Schumann. Per la verità Schumann di figli ne ebbe un discreto numero: otto in pochi anni, Doodle di Google con Clara Wiek Schumann e gli otto figli ma non penso che il tema possa estendersi agli stati di famiglia dei compositori. Ciò avvalora la mia ipotesi che il tema unificante del festival, la grande innovazione, sia solo una cosa posticcia di cui si poteva anche fare a meno. Comunque il concerto in oggetto è uno dei pochissimi che ricorda le passate edizioni di Settembre Musica, sia con targa TO che con targa MITO, in cui la Filarmonica della Scala, spesso diretta da Muti, era presente: bei tempi! Beatrice Rana Stavolta c’è la presenza di Beatrice Rana, la ventitreenne pianista pugliese che a Torino abbiamo già avuto modo di applaudire in vari concerti, a rendere più attraente la serata. [Ops…, visti i 40 anni che intercorrono tra Direttore e Solista, che “padri e figli” si riferisca agli interpreti? .. no, eh… anche perché a questo punto si potrebbe applicare alla quasi totalità dei concerti delle stagioni concertistiche ]. Dunque tutto Schumann: dall’Ouverture da Manfred al Concerto in la minore op. 54 per concludere con la Seconda Sinfonia in do maggiore op.61. Riccardo Chailly, Gewandhauskapellmeister dal 2005, proprio con l’Orchestra di Lipsia (schumanniana se altre mai) aveva qualche anno fa proposto in un MITO più mitico di quello in corso, un’ampia scelta di musiche del Compositore e se ne era già dimostrato tra i più accreditati interpreti. Il Concerto di ieri sera ne è stata una conferma e la Filarmonica della Scala ha dato il meglio di sé. Beatrice Rana, “scoperta” dal pubblico torinese due anni fa quando sostituì Yuja Wang, è sicuramente tra le migliori pianiste della giovane generazione. A proprio perfetto agio nelle pagine dal virtuosismo più trascendentale, riesce poi a esprimere l’intenso lirismo di Schumann, cui sta dedicando la sua recente attività. Applausi e ovazioni interminabili a Solista e poi a Orchestra e Direttore da parte di un pubblico che ha per una serata rivissuto i fasti dei trascorsi Settembre Musica. Chailly ha proposto un bis di Carlo Boccadoro, presente in sala. Sta per volgere al termine questa edizione 2016 di MITO Settembre Musica, quella “innovativa” e lascia spazio a…. Ottobre Musica, Novembre Musica, ecc…..: queste targate solo TO. Una scorsa a Ottobre: Le Sorelle Labèque, Anna Caterina Antonacci, James Conlon che dirige la OSN in Schubert, Mahler e poi Schumann e Brahms, La Bohème di Puccini al Regio, Jan Lisiecki nel Quarto di Beethoven alla Sinfonica del Regio, il Quartetto Stratos, la Concertgebow Orkest diretta da Daniele Gatti…. . Che il vero festival inizi da Ottobre?



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3 settembre

La London Symphony Orchestra diretta da Noseda inaugura al Regio di Torino MITO Settembre Musica 2016

La LSO con Gianandrea Noseda sul podio Con un bel concerto della London Symphony diretta da Gianandrea Noseda, cha da questa stagione è direttore ospite principale e come tale sta dirigendo la tournée dell’Orchestra dal 24 Agosto al prossimo 14 Settembre, è iniziata a Torino la nuova edizione di MITO Settembre Musica. La tournée iniziata a Lubiana ha toccato molte città europee e Torino e Milano sono tra queste, in esse viene eseguita in prima italiana la trascrizione orchestrale di Cinque Preludi dal Secondo libro di Debussy a cura di Nikos Christodoulou. Gli altri due brani, La Mer di Debussy e la Seconda Sinfonia di Rachmaninov, sono in comune con la maggior parte dei concerti proposti in tournée. Christodoulou ha orchestrato tutti i 12 Preludi che nel 2012 sono stati eseguiti ad Atene diretti da lui stesso. A scegliere i Cinque eseguiti a Torino ieri sera (replica a Milano stasera) è stato Noseda. “Trascrivere non è solo trasferire una composizione da una destinazione strumentale a un’altra. È entrare nell’anima di una partitura, intrecciare un dialogo con un autore al di là del tempo. Un’arte affascinante praticata da sempre: Bach trascriveva Vivaldi, Mozart faceva lo stesso con Cimarosa, Brahms con Schubert, Ravel con Musorgskij… Le trascrizioni raccontano un’altra storia della musica.” “Orchestrare i Preludes, cardine del pianismo novecentesco, non è far torto a chi li ha scritti, ma cercare di farli rivivere in uno spazio diverso capace di svilupparne le infinite possibilità. A Debussy sono stato fedele al cento per cento, senza però, mai cercare di imitarlo” (intervista a Christodoulou sul Corriere della Sera del 28 Agosto 2016). A giudicare dai cinque preludi eseguiti il lavoro di Christodoulou è stato molto scrupoloso e diligente e, secondo me, ha riprodotto bene lo stile orchestrale di Debussy. Era presente in sala e ha risposto ai calorosi applausi del pubblico, che ha apprezzato la Composizione. La serata è proseguita con La Mer e terminata con la Seconda Sinfonia di Rachmaninov, che a dispetto dei numerosi detrattori continua ad avere vita particolarmente felice. Noseda che di Rachmaninov è convinto interprete ne ha dato una lettura equilibrata senza forti coinvolgimenti emotivi. Il rapporto che si è instaurato già con la London Symphony mi è parso eccellente, il che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che Noseda è davvero uno dei migliori direttori del momento: averlo a Torino come direttore del Regio riempie di orgoglio. A lungo festeggiati Orchestra e, soprattutto, Direttore hanno ancora concesso due bis: il Trepak da Lo Schiaccianoci di Ciaikovski e la Danza Ungherese n.5 di Brahms (a proposito di trascrizioni….): pubblico restio ad andar via, ma Noseda ha fatto cenno che era ora di riposare. È terminato così il primo concerto del MITO, l’unico forse,a mio parere, che possa stare alla pari con le precedenti edizioni del Festival. Quanto seguirà mi pare piuttosto imparentato con le manifestazioni di piazza estive. Si sfruttano le risorse locali. Quindi il tutto diventa in realtà un anticipo delle stagioni che da ottobre a giugno le istituzioni musicali torinesi offrono. Anzi se si confrontano i cartelloni di queste si scopre senza difficoltà che l’offerta nei prossimi mesi è di gran lunga più stimolante e interessante. C’è stato ieri sera un assaggio delle grandi “novità”: la presentazione in quattro minuti (chissà perché non cinque?) di Stefano Catucci (impresa disperata, su cui preferisco non infierire), i sopratitoli con la guida all’ascolto (non è una novità, ma un vezzo del nuovo direttore artistico, che già un paio di lustri fa l’aveva proposto e che evidentemente non aveva avuto un gran riscontro). Per carità, si possono anche aggiungere cose alla precedente conduzione, purché lo si faccia con la dovuta sobrietà, senza presentarle come le novità di cui tutti avevano necessità e senza atteggiamenti messianici che sono completamente fuori luogo.

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